L’amore nel 2016

2 febbraio, 2016

“Questo amore è un camera a gas
è un palazzo che brucia in città
questo amore è una lama sottile
è una scena al rallentatore
questo amore è una bomba all’hotel
questo amore è una finta sul ring
è una fiamma che esplode nel cielo
questo amore è un gelato al veleno…”

Così cantava anni fa, per l’esattezza nel 1984, Gianna Nannini.
Ma l’amore, si sa, può essere espresso in moltissimi modi.
I nostri artisti contemporanei, invece di romantiche metriche, lo raffigurano sui muri di grigi palazzi periferici. E se il sentimento dovesse risultare troppo bruciante o scottante, l’idrante anti-incendio (amoroso) è già a portata di mano.

Muro

Anno nuovo, amore nuovo?

18 gennaio, 2016

I primi giorni dell’anno, i single di tutto il pianeta, dopo aver mal digerito panettoni, cotechini, pranzi e cene in famiglia, scambio di doni, affettuosità e baci (degli altri) sotto l’albero, sono corsi in massa a iscriversi ai siti di incontri online.
È questo che rivelano le previsioni delle due maggiori piattaforme di dating del mondo, “Plenty of Fish”, che tradotto letteralmente significa ‘pesce in abbondanza’, e “Match.com”.
Insomma, anno nuovo e rinnovate aspettative di trovare un nuovo amore, magari da sfoggiare in tempo per S. Valentino.
Per non reiterare vecchie abitudini e incappare sempre nei soliti errori, vi consigliamo di studiarvi il manuale “Cronache sentimentali – come sopravvivere all’amore“. E poi non dite che non vi avevamo avvertito.

 

L’articolo da cui ha preso ispirazione questo post, lo potete leggere qui:

http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/16_gennaio_03/single-dating-giorno-migliore

“Cronache Sentimentali”, il libro

10 gennaio, 2016

È venuto alla luce il primo dicembre 2015, sotto il segno del Sagittario, 150 pagine e 230 grammi di peso. Come i nativi di questo segno, “Cronache sentimentali” è un manuale dalla personalità ironica, briosa, coinvolgente. Ama avventurarsi in zone inesplorate, è attirato da esperienze poco comuni, ed è un profondo conoscitore delle relazioni amorose.
 Ecco perché è l’amico ideale a cui rivolgersi per cercare spunti e consigli, quando una storia è appena cominciata, è in fase di stasi oppure terminata, con gli strascichi del caso. È la spalla giusta su cui riversare dubbi e incertezze, è la ‘copertina di Linus’, quando si ha semplicemente bisogno di qualcuno che ti abbracci e ti dica “va tutto bene, anch’io ci sono passato, tutto si supera, vedrai…”. Vi regalerà più di un sorriso, una pacca sulla spalla e non mancherà di rimproverarvi se, in un momento di debolezza, devierete dal percorso della guarigione del mal d’amore.

Chi non vorrebbe avere un amico così accanto a sé?

 

Disponibile in tutte le librerie, anche in versione e-book.

http://www.alessandrozaltron.com/it/cosa-ho-fatto/cronache-sentimentali https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro
http://www.amazon.it/Cronache-sentimentali-Come-sopravvivere-allamore
http://www.ibs.it/code/9788891725936/zaltron-alessandro/cronache-sentimentali-come

Che vita ho fatto

6 agosto, 2014

Quando provo il desiderio di affogare nella nostalgia, so quale farmaco prendere. È una canzone, “Che vita ha fatto”, di Lucio Battisti. Ricordo esattamente il momento in cui la ascoltai per la prima volta. Avevo appena salutato sul cancello di casa una ragazzina da cui ero stato invitato il giorno prima alla festa di compleanno. Durante la festina le sue amiche avevano fatto di tutto per indurci a ballare un lento. Lei non me lo chiese, io mi rifiutai: una delle tante scelte di ostinazione di cui non sempre capisco il motivo. Il pomeriggio dopo era venuta a dirmi che si trasferiva, andava a vivere in un’altra città. Mi comunicò che si era innamorata di me, e pazienza. Era la prima dichiarazione d’amore che ricevevo ed ero del tutto impreparato – esattamente come oggi. La guardai senza sapere cosa dire, oscillando fra l’imbarazzo e il desiderio di regalarle un gesto affettuoso, una carezza. Prevalse l’imbarazzo, unito all’ansia di trovare la risposta a una domanda che non mi era stata fatta, una frase intelligente che avrebbe solamente rovinato il momento.

A distanza di anni, ripensando ad Antonella, recuperai il suo vecchio indirizzo dal foglietto che mi aveva consegnato quel pomeriggio d’estate, tiepido e profumato, al cancello di casa mia. Le scrissi una lettera, per scusarmi del mio comportamento di molto tempo prima. Non mi rispose mai, per fortuna: probabilmente la lettera non le era mai arrivata o lei si era già dimenticata di me. Oppure, spiegazione più probabile, preferì tacere perché le scuse, in amore, o sono contestuali o non valgono. Già, “che vita ho fatto / a immaginarmela…”.

L’amore (in)felice

14 gennaio, 2013

Le fiabe che parlano d’amore ci rivelano delle solide verità sull’amore. L’emblema è la storia di Cenerentola e del Principe azzurro.
L’amore è quella cosa combattuta, incerta, contraddittoria che precede il lieto fine – lieto fine che potrebbe anche non esserci (Giulietta e Romeo), mentre la sofferenza c’è sempre, in una storia d’amore.
Dal lieto fine in poi inizia quella parte dell’amore che diventa, oggettivamente, «poco interessante». E non lo dico io. Vi siete mai chiesti perché le storie amorose felici non costituiscono oggetto di narrazione?
L’amore sereno non è appassionante. Due che semplicemente si vogliono bene sono noiosi: sicuramente per chi assiste al racconto o alla proiezione della loro storia. Se la loro storia fosse avvincente, qualcuno l’avrebbe pur raccontata.

Mentre cenava

15 agosto, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

Mentre cenava, Marco prese la mano della moglie e le disse: «Ti devo parlare». Giulia annuì e continuò a mangiare con tranquillità, ma scorse nei suoi occhi un’ombra di dolore. Si fece coraggio e le disse: «Voglio il divorzio». Lei, soavemente, gli chiese: «Perché?». Quella sera restarono muti entrambi e lei pianse per tutta la notte, non riuscendo a capire cosa stesse accadendo al loro matrimonio. Marco non l’amava più. Nella sua vita era entrata un’altra donna, Giovanna. Verso Giulia nutriva tanta pena e un forte senso di colpa, per cui egli sottoscrisse, nell’atto di separazione, che a lei restassero la casa, l’auto e il 30% del negozio. Quando vide l’atto, Giulia lo strappò in vari pezzi e cominciò a urlare, a piangere, dando sfogo a tutta la sua rabbia e alla sua delusione.
Il giorno dopo, Marco rientrò a casa stanco e molto tardi. Non cenò, si mise subito a letto, mentre Giulia, seduta alla scrivania della camera da letto, era tutta intenta a scrivere. Vi restò fino all’alba. Alla mattina, presentò a Marco le sue condizioni per accettare la separazione. Non voleva la casa, non voleva l’auto, neppure il negozio… chiedeva solo un mese di preavviso. In quel mese voleva vivere come se nulla fosse accaduto. «Nostro figlio – gli spiegava – ha gli esami scolastici, perciò non deve essere distratto dai nostri problemi».

Marco acconsentì; fu allora che Giulia aggiunse un’ulteriore richiesta: «Ricordi il giorno del nostro matrimonio? Mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto. In questo mese, ogni mattina, mi prenderai in braccio e mi lascerai fuori dalla porta di casa». Per un attimo Marco pensò che avesse perso il cervello, ma acconsentì per non rovinare tutto. Raccontò la cosa a Giovanna, che scoppiò in una fragorosa risata dicendo: «Quanti trucchi sta inventando tua moglie! È ora che se ne faccia una ragione!».

Marco e Giulia da tempo non avevano più intimità, così quando la prese in braccio, il primo giorno, erano ambedue imbarazzati. Il figlio, che camminava dietro di loro, applaudì gridando: «Grande, papà!». Giulia chiuse gli occhi e gli sussurrò: «Non dirgli nulla del divorzio». Marco, piuttosto irritato, annuì e la lasciò sull’uscio. Lei prese il bus e andò al lavoro. Il secondo giorno erano entrambi più rilassati. Giulia, mentre era fra le sue braccia, appoggiò la testa al petto di Marco, il quale si rese conto, allora, che da tanto tempo non la guardava… Non era più così giovane, qualche ruga, qualche capello bianco…! Il quarto giorno, prendendola in braccio come ogni mattina, avvertì che l’intimità stava ritornando tra loro… e nei giorni a seguire si avvicinarono sempre più. Non disse nulla a Giovanna per rispetto! Ogni giorno sentiva che era più facile prenderla in braccio, sembrava sempre più leggera.

Una mattina Giulia stava scegliendo come vestirsi, ma nessun indumento le andava bene… si era provata di tutto, ma i vestiti erano troppo grandi. Marco si rese conto che era tanto dimagrita. Senza accorgersene le toccò i capelli… all’improvviso nella stanza entrò il figlio dicendo: «Papà, è ora di portare la mamma in braccio!». Giulia abbracciò il figlio; Marco, girando la testa, sentì un brivido che gli cambiò il modo di vedere il divorzio. L’abbracciò senza muoversi e gli venne da piangere.

L’ultimo giorno fece la stessa cosa e le disse: «Non mi ero reso conto che avevo perso l’intimità con te…». Accompagnò il figlio a scuola; Giulia, invece, restò a casa. Mentre si dirigeva al posto di lavoro, passando davanti alla casa di Giovanna, Marco si fermò. Scese dalla macchina, salì le scale di corsa. Lei gli aprì la porta e subito le disse: «Perdonami, ma non voglio più divorziare da mia moglie». Lei lo guardò e disse: «Sei impazzito?». Lui rispose: «No… è solo che amo mia moglie… era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato. Dal giorno in cui l’ho portata in braccio mi sono reso conto, guardandola, che dovevo farlo per il resto della mia vita».

Giuseppe Stoppiglia

L’ideale d’amore

1 agosto, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

Non so quale sia la domanda; l’unica risposta, dicono, è l’amore.
Inesperto, la prima volta non lo riconosci; in seguito ti confonde, manifestandosi sempre in forme diverse – Passi la vita a cercare di definire sensazioni che mutano restando omogenee.
L’innamoramento non si desume dalla somma algebrica dei pregi del partner, è una formula magica, strana, indimostrabile, lieve. Un inafferrabile concentrato di vita.
Autoevidente, non si può instillare mediante persuasione.
Non si lascia recintare, soppesare o centellinare. L’amore, al pari della giovinezza, è dissipazione.
Si palesa in sembianze da fiaba: la donna angelo, il principe azzurro. Magari, un’icona pop.
Arriva non cercato, quando meno l’aspetti, se sei pronto ad accoglierlo. Se ne va a sorpresa, in maniera micidiale.
Non potremmo sopportare la fine delle storie d’amore se in realtà non fossimo innamorati dell’ideale, nelle sue singole incarnazioni. L’astrazione abbraccia un numero indefinito di destinatari: per questo riusciamo a superare la perdita di una specifica persona. In attesa della prossima, che l’ideale d’amore incoronerà.

Bianca e Ezzelino

1 luglio, 2012

Mi segnalano questa vicenda realmente accaduta, che è bellissima.
Siamo nel Duecento. Il perfido tiranno Ezzelino da Romano si innamora perdutamente della bella Bianca de Rossi, rimasta prematuramente vedova del marito Battista dalla Porta caduto in guerra. La donna, «che diede sì luminosi saggi di valore, e pudicizia», figurati se ci sta: allora Ezzelino la perseguita, la minaccia, tenta di violentarla. Ma non ci riesce. Bianca, immacolata di nome e di fatto, diventa una santa in vita.
Ma la parte fantastica è la fine. La bella va a venerare il marito nel sepolcro, e che accade? Mentre lei se lo bacia e accarezza, si chiude il coperchio tranciandola in due.
Scena finale: Ezzelino che piange calde lacrime sull’unica donna che avesse mai davvero amato.
Morale. Che il matrimonio fosse la tomba dell’amore, già si sospettava. In più questa storia noir ci riconferma che non esistono alternative: l’amore è sempre frattura, dimidiamento.

Ci sono treni

6 giugno, 2012
Foto di Tatiana Zaghet

Ci sono treni che passano una sola volta, e banchine gremite.
Binari che mai vorremmo lasciare e scartamenti che tradiscono il passo.
Vaporiere che arrancano sulla spalla della collina e pendolini lanciati contro il vento. Corse di ebbrezza spericolata, al limite del deragliamento.
Ci sono stazioni dove non è prevista fermata e ci sono fermate prima di ogni accelerazione del macchinista.
Carrozze da sganciare e altre che insegui tutto il tempo. Ci sono vagoni da non scendere, cuccette accoglienti, poltroncine che ti avvolgono. Però ti svegli di soprassalto in piena notte e vedi sfilare veloci i neon fuori dal finestrino (Ti coglie la frenesia di stare nella vita, perché ti sembra di esserne l’estraneo viaggiatore senza peso).
Ci sono predellini da cui smonti baldanzoso e altri che risali col magone.
Compagni di viaggio che dimentichi subito e sorrisi che ti porti in tasca come ritornelli perpetui. Ci sono ritardi che danno argomento all’angoscia, supplementi che paghi pur non avendolo previsto.
Ci sono classi differenti di qualità e biglietti da obliterare – presenze da marcare.
Controllori severi e scappatoie per sottrarsi al dovuto.
Lividi bar dove consumare paste rifiutate da chi ti ha preceduto. Gallerie alle quali un giorno ti abbandoni in attesa di vederne lo sbocco.
Traversine da scavalcare subito o da costeggiare con pazienza fino a intuire il giusto guado.
Ci sono stazioni dove vai per partire e altre cui torni con la sola speranza che la coincidenza non sia svanita per sempre.
Perché su ogni reticolo di strade, più delle persone che incontri conta il momento.

Tratto da ‘Manuale per i(n)felici amanti’

Il contratto coniugale

30 aprile, 2012
Foto di Tatiana Zaghet

La costituzione di una coppia non abbisogna di requisiti formali: è sufficiente la volontà non viziata delle parti. È un contratto a tutti gli effetti, se contiene impegni assunti liberamente.
Il contenuto? «Amarti e onorarti, nella buona e nella cattiva sorte»: lì dentro c’è tutto, compreso il progetto di creare qualcosa di nuovo dalla materia prima di entrambi.
Il vincolo coniugale è questo, non l’eventuale approdo formale al matrimonio: come insegnano gli avvocati,la carta scritta non è richiesta per l’esistenza del contratto –disporre della firma agevola solo la prova dell’avvenuto accordo.
Il matrimonio (o altro sistema coercitivo equiparabile) non assicura la continuità, allo stesso modo in cui la sua mancanza non rende automaticamente fragile la coppia.
La promessa di nozze, è vero, può salvare i coniugi dall’urgenza di trovare alternative e spronarli alla dedizione senza riserve. Ma può anche spaventarli, farli sentire in apnea, prospettiva che sobilla la fuga dei più codardi. Al pari dell’incomprensibile tormentone «o ci sposiamo o ci lasciamo» – neanche fossero soluzioni equivalenti.
Forzare la situazione generando figli per indurre al matrimonio riparatore risulta altrettanto controproducente. La prole mette a dura prova le coppie che hanno superato il rodaggio, figurarsi quelle in panne.