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Amore: un sottile equilibrio

venerdì, febbraio 19th, 2016

Piatto

 

La prima lettera pubblicata nella rubrica “Posta del cuore” è stata quella di Sabrina, che in sintesi racconta:

“Sto [ufficialmente] insieme da una vita ad un uomo che mi dà delle cose e sto [segretamente] insieme ad un altro che me ne dà delle altre (quelle che il primo non mi dà e viceversa)”.

Uno dei nostri lettori, Nicola, ha posto una domanda a Sabrina:

“Mi piacerebbe capire cosa le dà il primo che il secondo non dà e viceversa. La mia sarà anche una visione maschile del problema ma qualche sospetto ce l’ho. Sarei anche curioso di sapere se accetterebbe che l’uomo con cui vive si comportasse allo stesso suo modo…”

La risposta di Sabrina merita un intero post; sarebbe stato un vero peccato relegare questi ulteriori tasselli della sua vita sentimentale tra i commenti.
Le sue parole suggeriscono un lavoro di analisi e ricerca interiore molto profonda, per nulla banale e scontato, che allarga gli orizzonti e le visioni sulla vera natura dell’amore, che consigliamo di leggere senza pregiudizi:

Ciao Nicola,

provo a risponderti ma, ti prego, accetta che ti dica subito che la questione, secondo me, non ha natura diversa in base al sesso (femminile o maschile).

Non ho la presunzione di pensare di riuscire a trasmetterti una risposta che comprenderai, sai perché? Perché non so se tu faccia parte di quelle persone che pensano di controllare l’Amore (alle quali quindi cose di questo tipo, anche se accadono, è come se non accadessero – non c’è ricettività) oppure di quelle persone che, come me, hanno capito, da una tale esperienza, che è l’Amore a controllare noi (e non viceversa), sensibili quindi agli stimoli della vita e costretti ad allargare necessariamente la propria veduta in maniera meno presuntuosa, considerando l’Amore la più inevitabile e imprevedibile delle “cose”.
 Ora provo ad entrare nel merito della risposta: da una parte il rapporto è consolidato da anni e si è basato e si basa su valori condivisi, stima reciproca, inclinazione al compromesso, libertà assoluta lasciata all’altro/a, rispetto dei propri spazi, alti e bassi e rinnovo di un affetto profondo, nonostante una notevole distanza in termini caratteriali e diversità negli interessi/gusti/… insomma, poche affinità ma valori basici fortemente condivisi. Un equilibrio che funziona nel nostro caso.
 Dall’altra c’è la chimica. Un’affinità psico-fisica esponenziale. La condivisione di interessi e visioni comuni, stesse inclinazioni e stessa sensibilità alla bellezza delle cose… ma chi può dire se l’ipotetica quotidianità troverebbe lo stesso prezioso equilibrio se vissuta nella sua completezza? Voglio dire: è abbastanza scorretto mettere sulla bilancia le due cose se pensiamo che non possono essere confrontate su una stessa univoca base di partenza. I contesti sono diversi. E lo saranno sempre (i vuoti di uno sono la pienezza dell’altro e viceversa, proprio in questo senso). Forse è proprio per questo che le due cose vivono insieme in questo incantevole (forse per te “insano”) ma delicatissimo equilibrio…
 per rispondere alla tua seconda domanda… sai quante volte me la sono fatta io stessa? Da quando vivo questa incredibile vita parallela, per la prima volta, ho realizzato che per natura nessuno dei due lo accetterebbe e questo mi porta a pensare che, nella vita, le cose non dette siano importanti almeno tanto quanto quelle esplicitate. Ecco che allora la forza di vivere così si rinnova, perché è guidata dal senso che dà alla nostra stessa vita, ecco che ne comprendiamo la grandezza, la bellezza, il dolore… l’inevitabilità. Ecco che sopravviviamo così in questo sottile equilibrio. 

E adesso dimmi, qual era il tuo sospetto?”