Salvato nella categoria ‘Innamoramento’

Auguri… e sono 46!

venerdì, marzo 25th, 2016

alessandro piccolo

Nelle iniziali del tuo nome, c’era già segnato il tuo destino. Sì, perché tu giochi con le parole usando tutto l’alfabeto, dalla A alla Z.

Ci tieni a mettere sempre i puntini sulle “i”, sei un fondamentalista della punteggiatura, sei molto attento alla forma e per questo ti alimenti di “Crusca“, hai uno stile originale, ironico, mai banale.

Per evitare che tu possa trovare degli errori in questo breve testo, meglio tagliare corto e dirti: tanti auguri di buon compleanno, Alessandro!

Un messaggio in bottiglia

lunedì, febbraio 8th, 2016

lettere

“Cara Catherine,
mi dispiace di non aver parlato con te per tanto tempo, ma avevo perso le coordinate. Niente più rotta, niente più bussola. Continuavo a sbattere contro le cose, ero come pazzo, credo. Non mi era mai successo prima.
Tu eri la mia stella polare. Riuscivo sempre a tornare in porto, quando c’eri tu ad aspettarmi. Perdonami se mi sono arrabbiato quando te ne sei andata, penso ancora che si tratti di uno sbaglio ed aspetto che Dio provveda a correggerlo. Ma adesso me la cavo un po’ meglio, il lavoro mi aiuta. Più di tutto mi aiuti tu. Mi sei apparsa in sogno stanotte con quel tuo sorriso che mi ha sempre stregato e avvinto e cullato come un bambino. Tutto quello che mi è rimasto del sogno è una grande pace. Mi sono svegliato con questa sensazione ed ho cercato di trattenerla il più a lungo possibile. Ti scrivo per dirti che ho intrapreso il viaggio verso quella pace ed anche per dirti che mi dispiace di tante cose. Mi dispiace di non essermi occupato meglio di te, così da evitarti di essere infreddolita, spaventata o malata anche per un solo momento. Mi dispiace di non aver provato a trovare le parole per dirti quello che provavo. Mi dispiace di non avere mai aggiustato la porta, l’ho fatto ora. Mi dispiace di aver litigato con te, mi dispiace di non essermi scusato di più, ero troppo orgoglioso. Mi dispiace di non averti fatto più complimenti per quello che indossavi o per come ti pettinavi. Mi dispiace di non aver lottato per trattenerti, cosicché niente al mondo potesse separarci.
Con tutto il mio amore.”

Questo è il messaggio in bottiglia che trova Theresa, la protagonista del film “Le parole che non ti ho detto”, tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, mentre fa jogging sulla spiaggia.
Uno sconosciuto, consegna alle onde dell’Oceano, le sue emozioni più vere e più profonde, per cercare di trovare conforto e sollievo per l’amore perduto.

Se anche voi, cuori allo sbando o alla deriva, avete bisogno di un consiglio, non gettate in mare i vostri messaggi (non si sa mai chi li possa raccogliere!), scrivete invece ad Alessandro.
A breve, verrà inaugurata, qui sul blog, la rubrica “Posta del Cuore”, e chi meglio dell’autore di Cronache sentimentali – come sopravvivere all’amore potrà fornirvi la giusta risposta?

I vostri quesiti e S.O.S. amorosi affidateli a: mail@alessandrozaltron.com

 

A tu per tu con l’autore

mercoledì, febbraio 3rd, 2016

az

A chi voglia seguirmi nelle presentazioni pubbliche segnalo un mini tour. Promuoverò i miei due libri più recenti, che contengono amore per le parole e parole d’amore. Grazie! az

5 febbraio ore 18,30, Padova, hotel Al Fagiano > “Le parole sono importanti”

7 febbraio ore 17,30, Castelfranco Veneto (Tv), libreria Mondadori “Torre di libri” > “Cronache sentimentali”

12 febbraio ore 18, Parma, libreria Ubik > “Cronache sentimentali”

3 marzo ore 20,30, Bassano del Grappa (Vi), libreria La Bassanese > “Cronache sentimentali”

5 marzo ore 18,30, Padova, libreria La forma del libro > “Cronache sentimentali”

Che vita ho fatto

mercoledì, agosto 6th, 2014

Quando provo il desiderio di affogare nella nostalgia, so quale farmaco prendere. È una canzone, “Che vita ha fatto”, di Lucio Battisti. Ricordo esattamente il momento in cui la ascoltai per la prima volta. Avevo appena salutato sul cancello di casa una ragazzina da cui ero stato invitato il giorno prima alla festa di compleanno. Durante la festina le sue amiche avevano fatto di tutto per indurci a ballare un lento. Lei non me lo chiese, io mi rifiutai: una delle tante scelte di ostinazione di cui non sempre capisco il motivo. Il pomeriggio dopo era venuta a dirmi che si trasferiva, andava a vivere in un’altra città. Mi comunicò che si era innamorata di me, e pazienza. Era la prima dichiarazione d’amore che ricevevo ed ero del tutto impreparato – esattamente come oggi. La guardai senza sapere cosa dire, oscillando fra l’imbarazzo e il desiderio di regalarle un gesto affettuoso, una carezza. Prevalse l’imbarazzo, unito all’ansia di trovare la risposta a una domanda che non mi era stata fatta, una frase intelligente che avrebbe solamente rovinato il momento.

A distanza di anni, ripensando ad Antonella, recuperai il suo vecchio indirizzo dal foglietto che mi aveva consegnato quel pomeriggio d’estate, tiepido e profumato, al cancello di casa mia. Le scrissi una lettera, per scusarmi del mio comportamento di molto tempo prima. Non mi rispose mai, per fortuna: probabilmente la lettera non le era mai arrivata o lei si era già dimenticata di me. Oppure, spiegazione più probabile, preferì tacere perché le scuse, in amore, o sono contestuali o non valgono. Già, “che vita ho fatto / a immaginarmela…”.

Mentre cenava

mercoledì, agosto 15th, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

Mentre cenava, Marco prese la mano della moglie e le disse: «Ti devo parlare». Giulia annuì e continuò a mangiare con tranquillità, ma scorse nei suoi occhi un’ombra di dolore. Si fece coraggio e le disse: «Voglio il divorzio». Lei, soavemente, gli chiese: «Perché?». Quella sera restarono muti entrambi e lei pianse per tutta la notte, non riuscendo a capire cosa stesse accadendo al loro matrimonio. Marco non l’amava più. Nella sua vita era entrata un’altra donna, Giovanna. Verso Giulia nutriva tanta pena e un forte senso di colpa, per cui egli sottoscrisse, nell’atto di separazione, che a lei restassero la casa, l’auto e il 30% del negozio. Quando vide l’atto, Giulia lo strappò in vari pezzi e cominciò a urlare, a piangere, dando sfogo a tutta la sua rabbia e alla sua delusione.
Il giorno dopo, Marco rientrò a casa stanco e molto tardi. Non cenò, si mise subito a letto, mentre Giulia, seduta alla scrivania della camera da letto, era tutta intenta a scrivere. Vi restò fino all’alba. Alla mattina, presentò a Marco le sue condizioni per accettare la separazione. Non voleva la casa, non voleva l’auto, neppure il negozio… chiedeva solo un mese di preavviso. In quel mese voleva vivere come se nulla fosse accaduto. «Nostro figlio – gli spiegava – ha gli esami scolastici, perciò non deve essere distratto dai nostri problemi».

Marco acconsentì; fu allora che Giulia aggiunse un’ulteriore richiesta: «Ricordi il giorno del nostro matrimonio? Mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto. In questo mese, ogni mattina, mi prenderai in braccio e mi lascerai fuori dalla porta di casa». Per un attimo Marco pensò che avesse perso il cervello, ma acconsentì per non rovinare tutto. Raccontò la cosa a Giovanna, che scoppiò in una fragorosa risata dicendo: «Quanti trucchi sta inventando tua moglie! È ora che se ne faccia una ragione!».

Marco e Giulia da tempo non avevano più intimità, così quando la prese in braccio, il primo giorno, erano ambedue imbarazzati. Il figlio, che camminava dietro di loro, applaudì gridando: «Grande, papà!». Giulia chiuse gli occhi e gli sussurrò: «Non dirgli nulla del divorzio». Marco, piuttosto irritato, annuì e la lasciò sull’uscio. Lei prese il bus e andò al lavoro. Il secondo giorno erano entrambi più rilassati. Giulia, mentre era fra le sue braccia, appoggiò la testa al petto di Marco, il quale si rese conto, allora, che da tanto tempo non la guardava… Non era più così giovane, qualche ruga, qualche capello bianco…! Il quarto giorno, prendendola in braccio come ogni mattina, avvertì che l’intimità stava ritornando tra loro… e nei giorni a seguire si avvicinarono sempre più. Non disse nulla a Giovanna per rispetto! Ogni giorno sentiva che era più facile prenderla in braccio, sembrava sempre più leggera.

Una mattina Giulia stava scegliendo come vestirsi, ma nessun indumento le andava bene… si era provata di tutto, ma i vestiti erano troppo grandi. Marco si rese conto che era tanto dimagrita. Senza accorgersene le toccò i capelli… all’improvviso nella stanza entrò il figlio dicendo: «Papà, è ora di portare la mamma in braccio!». Giulia abbracciò il figlio; Marco, girando la testa, sentì un brivido che gli cambiò il modo di vedere il divorzio. L’abbracciò senza muoversi e gli venne da piangere.

L’ultimo giorno fece la stessa cosa e le disse: «Non mi ero reso conto che avevo perso l’intimità con te…». Accompagnò il figlio a scuola; Giulia, invece, restò a casa. Mentre si dirigeva al posto di lavoro, passando davanti alla casa di Giovanna, Marco si fermò. Scese dalla macchina, salì le scale di corsa. Lei gli aprì la porta e subito le disse: «Perdonami, ma non voglio più divorziare da mia moglie». Lei lo guardò e disse: «Sei impazzito?». Lui rispose: «No… è solo che amo mia moglie… era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato. Dal giorno in cui l’ho portata in braccio mi sono reso conto, guardandola, che dovevo farlo per il resto della mia vita».

Giuseppe Stoppiglia

L’ideale d’amore

mercoledì, agosto 1st, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

Non so quale sia la domanda; l’unica risposta, dicono, è l’amore.
Inesperto, la prima volta non lo riconosci; in seguito ti confonde, manifestandosi sempre in forme diverse – Passi la vita a cercare di definire sensazioni che mutano restando omogenee.
L’innamoramento non si desume dalla somma algebrica dei pregi del partner, è una formula magica, strana, indimostrabile, lieve. Un inafferrabile concentrato di vita.
Autoevidente, non si può instillare mediante persuasione.
Non si lascia recintare, soppesare o centellinare. L’amore, al pari della giovinezza, è dissipazione.
Si palesa in sembianze da fiaba: la donna angelo, il principe azzurro. Magari, un’icona pop.
Arriva non cercato, quando meno l’aspetti, se sei pronto ad accoglierlo. Se ne va a sorpresa, in maniera micidiale.
Non potremmo sopportare la fine delle storie d’amore se in realtà non fossimo innamorati dell’ideale, nelle sue singole incarnazioni. L’astrazione abbraccia un numero indefinito di destinatari: per questo riusciamo a superare la perdita di una specifica persona. In attesa della prossima, che l’ideale d’amore incoronerà.

Bianca e Ezzelino

domenica, luglio 1st, 2012

Mi segnalano questa vicenda realmente accaduta, che è bellissima.
Siamo nel Duecento. Il perfido tiranno Ezzelino da Romano si innamora perdutamente della bella Bianca de Rossi, rimasta prematuramente vedova del marito Battista dalla Porta caduto in guerra. La donna, «che diede sì luminosi saggi di valore, e pudicizia», figurati se ci sta: allora Ezzelino la perseguita, la minaccia, tenta di violentarla. Ma non ci riesce. Bianca, immacolata di nome e di fatto, diventa una santa in vita.
Ma la parte fantastica è la fine. La bella va a venerare il marito nel sepolcro, e che accade? Mentre lei se lo bacia e accarezza, si chiude il coperchio tranciandola in due.
Scena finale: Ezzelino che piange calde lacrime sull’unica donna che avesse mai davvero amato.
Morale. Che il matrimonio fosse la tomba dell’amore, già si sospettava. In più questa storia noir ci riconferma che non esistono alternative: l’amore è sempre frattura, dimidiamento.