Salvato nella categoria ‘Cuore’

Fedeltà e lealtà

mercoledì, marzo 30th, 2016

maniRecentemente si è discusso molto della parola fedeltà. A scatenare il dibattito è stato il maxi emendamento del Governo, che per le unioni civili ha pensato di toglierne l’obbligatorietà: per non equipararlo in tutto e per tutto all’istituto del matrimonio, riservato esclusivamente alle coppie eterosessuali.
La maggioranza della comunità gay si è sentita offesa perché ritiene che senza il vincolo di fedeltà, il contratto – perché è questo di cui si parla – è discriminatorio.
Senza entrare nel merito della questione, ma analizzando l’argomento da un punto di vista diverso, magari più superficialmente, la fedeltà è davvero un valore a cui appellarsi e da difendere a spada tratta?
L’unica fedeltà che mi sentirei di proteggere è quella verso il proprio io, il proprio sentire, il proprio modo di essere e la propria indole più profonda. Già arrivare a essere fedeli a se stessi è un obiettivo difficile da raggiungere; figuriamoci giurare di esserlo, a tutti i costi, a un’altra persona!
Ma poi, cosa significa nei fatti? Il divieto, a un certo punto della vita, di cambiare idea o opinione? Il veto di essere quello che si è stati in un determinato momento? Si può imporre la coerenza per legge?
Io preferisco di gran lunga la lealtà. Conosco coppie non fedeli ma leali, molto solide. E molte più coppie vincolate a un patto di fedeltà continuamente violato. Ritengo che due persone libere, intelligenti e mature possano decidere da sé quale sostanza dare alla loro relazione: se essersi fedeli (cioè monogami), o non esserlo, se e in che modo modificare a un certo punto le modalità di questo loro rapporto. Ci sono coppie che resistono anche quando uno dei partner decide di cambiare sesso e coppie che niente può tenere unite, nemmeno il bene per i figli. Coppie che stanno assieme solo per convenienza e interesse, per consuetudine, per comodità, per mancato coraggio, e altre che si amano a distanza per tutta la vita. E nessuno, men che mai il legislatore, dovrebbe permettersi di decidere chi è nel giusto e chi no.

Auguri… e sono 46!

venerdì, marzo 25th, 2016

alessandro piccolo

Nelle iniziali del tuo nome, c’era già segnato il tuo destino. Sì, perché tu giochi con le parole usando tutto l’alfabeto, dalla A alla Z.

Ci tieni a mettere sempre i puntini sulle “i”, sei un fondamentalista della punteggiatura, sei molto attento alla forma e per questo ti alimenti di “Crusca“, hai uno stile originale, ironico, mai banale.

Per evitare che tu possa trovare degli errori in questo breve testo, meglio tagliare corto e dirti: tanti auguri di buon compleanno, Alessandro!

Il museo dei cuori infranti

domenica, marzo 13th, 2016

Petali di rosa

Lo sapevate che esiste un luogo, che non è il fondo di un armadio impolverato, la soffitta costellata di ragnatele o lo scantinato umido e ammuffito, che raccoglie oggetti legati a storie d’amore giunte al capolinea, per salvaguardarne la memoria e per dar loro una patina di immortalità?

È il Museum of Broken Relathionships, che tradotto letteralmente significa Museo delle Relazioni Interrotte, e ha sede a Zagabria.
Nel 2006, due artisti croati, ex fidanzati, hanno ideato e allestito una mostra itinerante, dove venivano esposti reperti accomunati da un unico requisito: essere appartenuti a un cuore spezzato.
Lo scopo degli ideatori era quello di catturare i momenti di tristezza, perdita, dolore, rappresentati da oggetti emblema di una vicenda amorosa vissuta e poi finita, per trasformarli in un’esperienza emozionale, positiva, in grado di raccontare una storia.
Grazie al grande successo della mostra, nel 2010 questa si è convertita in un vero e proprio museo, che continua a essere alimentato dalla donazione di nuovi cimeli simbolici.
A breve il Museum of Broken Relationships aprirà una sede anche a Los Angeles. In questo momento sta ancora raccogliendo opere tramite una call for objects.

A tal proposito, un mio caro amico, che di professione faceva il cronista, mi ha confidato che donerebbe i resti di una rosa che voleva regalare alla sua amata, ma che buttò, su un marciapiede di Montparnasse, dopo una cena a “La coupole” a Parigi. Quella sera litigarono, lei se ne andò via sulla sua A112 di colore blu, come quel quadro di Chagall dedicato agli amanti, ricorda con un filo di nostalgia, mentre lui si ritrovò inginocchiato a raccogliere quei petali, ora rinsecchiti, che conserva in una busta, nascosta nel doppio fondo di un cassetto.

E voi che cosa inviereste al “Louvre dei cuori infranti”?

Pienezze e vuoti

domenica, febbraio 14th, 2016

Alessandro

Inauguriamo oggi, la rubrica “Posta del Cuore“.

La data prescelta per il debutto, non è del tutto casuale, coincide con San Valentino, la festa degli innamorati. Però, per quanto ci riguarda, l’amore, non è solo quello convenzionale, ovvero quello che investe un uomo e una donna, con una differenza anagrafica accettabile, collettivamente riconosciuto e rassicurante, che rientra in tutti i cliché del caso. No, per noi l’amore è molto di più; non può essere classificato, incasellato, conformato o definito, perché se lo fosse, lo dovremmo chiamare in modo diverso.

Sabrina, che ha scritto un messaggio ad Alessandro, ha espresso il desiderio di leggere anche il vostro punto di vista, quindi i vostri commenti sono i benvenuti!

* * *

Caro Alessandro,
Penso che si possano amare più persone contemporaneamente. Perché non siamo socialmente liberi di sostenerlo?
Ho trent’anni e sto [ufficialmente] insieme da una vita ad un uomo che mi dà delle cose e sto [segretamente] insieme ad un altro che me ne dà delle altre (quelle che il primo non mi dà e viceversa). Una cosa è certa: è sempre amore, sotto forme diverse. Se qualcuno mi ponesse davanti ad una scelta sarei in crisi. Eppure questa vita è fatta, per entrambe le parti, da pienezze e da vuoti. E i vuoti, le mancanze… sono forti. E le pienezze di uno non compensano i vuoti dell’altro.
Sento che è un’inevitabile condanna. Secondo te posso riuscire a sopravvivere così?

Sabrina

* * *

Cara Sabrina, tu sfondi una porta aperta. Nel mio libro esprimo parecchie perplessità sia sull’amore “proprietario” (“Io sono tua”, “Tu sei soltanto mio”) sia sul sesso monogamico (quello che fa gridare all’assenza di amore se uno dei due partner ha rapporti fisici con altri). Il problema è che, se ognuno dicesse al proprio partner, chiaramente, come la pensa, non esisterebbero più coppie – almeno per come è intesa oggi, e da due secoli a questa parte, la coppia. Si finisce così, come fai tu, per agire di testa propria ma… di nascosto. Questo atteggiamento rende ancora più peccaminosa la condotta la quale, se da un lato può beneficiare del piacere del proibito, dall’altro viene relegata nell’ambito dei comportamenti socialmente disdicevoli. Insomma, molti lo fanno ma guai a dirlo. Che fatica! Secondo me, la tua sopravvivenza in questa situazione dipende quasi esclusivamente da te, dalla tua capacità di fregartene dei luoghi comuni e dalla tua costanza nel ricercare una tua via alla realizzazione personale. Se dovessi riassumere tutto il libro “Cronache sentimentali” in un unico concetto, direi questo: ognuno di noi ha diritto di cercare la felicità, ma la felicità non è una cosa standard. Invece spesso, e soprattutto in amore, cerchiamo di far entrare la nostra vita in uno stampino di felicità creato da altri. Questa è l’origine di tutti i mali – e di molti malumori.

Alessandro

www.alessandrozaltron.com                                                                                                        Per i vostri quesiti o S.O.S. amorosi scrivetemi qui: mail@alessandrozaltron.com

Un messaggio in bottiglia

lunedì, febbraio 8th, 2016

lettere

“Cara Catherine,
mi dispiace di non aver parlato con te per tanto tempo, ma avevo perso le coordinate. Niente più rotta, niente più bussola. Continuavo a sbattere contro le cose, ero come pazzo, credo. Non mi era mai successo prima.
Tu eri la mia stella polare. Riuscivo sempre a tornare in porto, quando c’eri tu ad aspettarmi. Perdonami se mi sono arrabbiato quando te ne sei andata, penso ancora che si tratti di uno sbaglio ed aspetto che Dio provveda a correggerlo. Ma adesso me la cavo un po’ meglio, il lavoro mi aiuta. Più di tutto mi aiuti tu. Mi sei apparsa in sogno stanotte con quel tuo sorriso che mi ha sempre stregato e avvinto e cullato come un bambino. Tutto quello che mi è rimasto del sogno è una grande pace. Mi sono svegliato con questa sensazione ed ho cercato di trattenerla il più a lungo possibile. Ti scrivo per dirti che ho intrapreso il viaggio verso quella pace ed anche per dirti che mi dispiace di tante cose. Mi dispiace di non essermi occupato meglio di te, così da evitarti di essere infreddolita, spaventata o malata anche per un solo momento. Mi dispiace di non aver provato a trovare le parole per dirti quello che provavo. Mi dispiace di non avere mai aggiustato la porta, l’ho fatto ora. Mi dispiace di aver litigato con te, mi dispiace di non essermi scusato di più, ero troppo orgoglioso. Mi dispiace di non averti fatto più complimenti per quello che indossavi o per come ti pettinavi. Mi dispiace di non aver lottato per trattenerti, cosicché niente al mondo potesse separarci.
Con tutto il mio amore.”

Questo è il messaggio in bottiglia che trova Theresa, la protagonista del film “Le parole che non ti ho detto”, tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, mentre fa jogging sulla spiaggia.
Uno sconosciuto, consegna alle onde dell’Oceano, le sue emozioni più vere e più profonde, per cercare di trovare conforto e sollievo per l’amore perduto.

Se anche voi, cuori allo sbando o alla deriva, avete bisogno di un consiglio, non gettate in mare i vostri messaggi (non si sa mai chi li possa raccogliere!), scrivete invece ad Alessandro.
A breve, verrà inaugurata, qui sul blog, la rubrica “Posta del Cuore”, e chi meglio dell’autore di Cronache sentimentali – come sopravvivere all’amore potrà fornirvi la giusta risposta?

I vostri quesiti e S.O.S. amorosi affidateli a: mail@alessandrozaltron.com

 

A tu per tu con l’autore

mercoledì, febbraio 3rd, 2016

az

A chi voglia seguirmi nelle presentazioni pubbliche segnalo un mini tour. Promuoverò i miei due libri più recenti, che contengono amore per le parole e parole d’amore. Grazie! az

5 febbraio ore 18,30, Padova, hotel Al Fagiano > “Le parole sono importanti”

7 febbraio ore 17,30, Castelfranco Veneto (Tv), libreria Mondadori “Torre di libri” > “Cronache sentimentali”

12 febbraio ore 18, Parma, libreria Ubik > “Cronache sentimentali”

3 marzo ore 20,30, Bassano del Grappa (Vi), libreria La Bassanese > “Cronache sentimentali”

5 marzo ore 18,30, Padova, libreria La forma del libro > “Cronache sentimentali”

L’amore nel 2016

martedì, febbraio 2nd, 2016

“Questo amore è un camera a gas
è un palazzo che brucia in città
questo amore è una lama sottile
è una scena al rallentatore
questo amore è una bomba all’hotel
questo amore è una finta sul ring
è una fiamma che esplode nel cielo
questo amore è un gelato al veleno…”

Così cantava anni fa, per l’esattezza nel 1984, Gianna Nannini.
Ma l’amore, si sa, può essere espresso in moltissimi modi.
I nostri artisti contemporanei, invece di romantiche metriche, lo raffigurano sui muri di grigi palazzi periferici. E se il sentimento dovesse risultare troppo bruciante o scottante, l’idrante anti-incendio (amoroso) è già a portata di mano.

Muro

Una luminosa giornata d’inverno

giovedì, ottobre 6th, 2011

Domenica mattina. Una di quelle giornate irripetibili di febbraio in cui cogli nell’aria il profumo esitante della primavera. La temperatura non è ancora ideale ma c’è una sorta di clima festoso che compensa la frescura. Sarà perché è l’unico momento in cui ti puoi riposare, sarà che oggi ti ispira qualcosa di diverso rispetto al pur piacevole programma casalingo di stravaccamento sul divano e film a manetta, fatto sta che… guardi negli occhi la tua compagna e proferisci la frase più romantica degli ultimi due anni: «Che ne dici di andare a Venezia?». Giusto, aderisce lei, ce l’abbiamo qui vicina e la snobbiamo, mentre dal Giappone e dall’America vengono apposta in Italia per vederla, per toccarla. La parola Venezia evoca atmosfera vacanziera anche se ci abiti a un’ora di distanza. Il mito ha preso il sopravvento sulla città. A me fa venire in mente le calli di notte, l’odore del salso, gli stuzzichini dei bacari, un calice di bollicine – prosecco leggermente mosso – visto in qualche fotografia ad effetto. Sensazioni vivide, quasi plastiche.

Bene, si parte. Durante il viaggio sintonizzi la stazione radio che piace a lei. All’arrivo le apri lo sportello, la tieni sotto braccio mentre passeggiate amabilmente per i quartieri meno turistici. Mangiate un tramezzino in un tipico bar vicino a piazza San Marco – talmente tipico che a gestirlo sono due romene. Un pasto frugale perché c’è da setacciare tutta la zona dello shopping di marca e i negozi fanno l’orario continuato. La accompagni paziente e cerchi di non sconvolgerti quando chiede alla commessa una borsa zebrata. Dopo due ore di andirivieni nelle boutique hai ancora un sorriso quasi imperturbabile. Ti provi perfino un trench, di cui non ti potrebbe fregare di meno, per non farla sentire in colpa a causa di tutti i capi che lei sta prendendo per sé – la carta di credito è tua. Finalmente, a dio piacendo, i negozi chiudono e si può andare a mangiare sul serio. Ti ricordi di un’osterietta dalle parti del mercato del pesce e ce la porti. Il localino è bellissimo, molto intimo, fin troppo – vi tocca condividerlo con una coppia di francesi stronzi. Il cibo è delizioso, un bicchiere di vino scalda – che dico scalda: incendia – i cuori. Torta casalinga e caffè sigillano una giornata memorabile. Sei stato talmente dolce che ti viene la tentazione di misurarti la glicemia.

Lei apprezza, ne sei certo. E infatti, appena mettete piede in casa, ti senti rivolgere questa frase: «Tutto perfetto… [pausa]… peccato che in macchina non abbiamo dialogato molto». Provi a fare mente locale sul viaggio di ritorno. Un’ora di strada, nel lettore finalmente un cd che piace a te, guida rilassata, torpore tenuto a bada in attesa di schiantarti a letto. Ti interroghi sulla tua manchevolezza. E apprendi un’ennesima lezione di vita: con tutto il tuo impegno, non potrai MAI fare felice una donna perché, per definizione, la donna è colei che alza l’asticella a ogni tuo passo verso di lei. Non sarà soddisfatta neppure se le sacrifichi un rene, poiché in questo caso penserà che te ne rimane pur sempre un altro.